Camminare tra i vicoli del centro

COCCOLA DELLA SETTIMANA #2
Camminare tra i vicoli del centro facendo finta di essere una turista.

“Attenta a dove metti i piedi!”

“Non le vedi le macchine?”

“Ma che fai lì impalata? Muoviti!”

Quanto è difficile perdersi a guardare intorno.

Osservare il panorama, gli scorci nascosti, i dettagli di un’architettura.

Nella vita di tutti i giorni ci sono troppe cose da tenere sotto controllo: piedi che potrebbero finire in chissà quali ricordini o voragini del marciapiede, macchine che sfrecciano in lungo e in largo senza cognizione alcuna dei pedoni, frotte di gente impegnate in furiose corse ai negozi.

A me piace la calma, stare con il naso all’insù a guardare i tetti delle case, fermarmi ad ogni angolo per cambiare prospettiva.

Riconosco di essere un animale strano, di quelli che danno impiccio se si cammina in compagnia, quelli che fanno perdere tempo.

Non mi piace accelerare il passo, forzarmi a lasciare un luogo senza prima averne sviscerato tutte le inclinazioni in una foto.

Cammino sola, negli orari più impensati, quando la calura e la fame intimano agli altri di non uscire.

Mi scopro così viaggiatrice, turista per caso nella mia stessa città.

Ai turisti sono concesse quella sbadataggine e quella lentezza che tanto rimproverano a noi comuni mortali.

Io mi do il permesso di essere una turista ogni volta che lo desidero nelle circostanze e nei luoghi.

Quanti particolari non avevo mai visto, quante strade non avevo percorso o l’avevo fatto in una sola direzione.

Cammino all’indietro lentamente, mi accosto ad una parete e poi all’altra, alzo lo sguardo, mi abbasso, mi siedo.

Non importa se è sempre la stessa piazza, lo stesso belvedere … cambiano le stagioni dentro e fuori, il mondo cambia, cambio io.

E tu?

Quando è stata l’ultima volta che hai osservato il mondo con gli occhi di un turista?

Camminare tra i vicoli del centro facendo finta di essere una turista.

Se le cose non fossero tornate come prima?

Ci sono posti in cui faccio fatica a tornare perché non so quali ricordi potrò trovarci.

Ero terrorizzata all’idea di camminare di nuovo lungo quella spiaggia.

Il fuoco sembrava aver spazzato via tutti i momenti vissuti ed immaginati lì.

Forse erano più questi a farmi paura.

Se le cose non fossero tornate come prima? se non avessi avuto occasione in futuro di vivere quei sogni?

Gli arbusti e le more con il tempo sarebbero ricresciuti.

Le persone invece … quelle che non c’erano state non ci sarebbero tornate comunque.


Quel silenzio cupo sembrava lacerarmi il cuore un po’ di più ad ogni ondata.

Allo stesso tempo quel monotono lamento sapeva cullarmi tra i pensieri con un fare gentile.

Il vento freddo si scagliava contro le mie guance e fendeva le vesti nel profondo.

Quel gelo sottile, un anestetico dolce.

La notte

La notte è un luogo meraviglioso in cui stare, fatto di silenzio e solitudine.

Di giorno mi sento come trascinata dagli eventi in un turbine senza fine.

Non ho tempo di fermarmi, di pensare, di decidere.

La notte porta con sé il silenzio riparatore, quello della calma, delle scelte buone.

È il luogo solo mio dove niente può disturbarmi.

Il mio rifugio.


Dove si trova il tuo rifugio?

In quale spazio, momento, attività?