Una macchina a terra

“Personalmente quelli che fanno continue polemiche sulla gente che butta immondizia in giro per il mondo proprio non li capisco.

Se non ci fossero stati questi … come dire … incivili non avrei mai potuto fotografare cotanta bellezza.

Qui è di arte che si parla.

Senza questo magnifico esemplare di autovettura divelta dal tempo questi scatti non esisterebbero.

Io scelgo sempre questa strada quando faccio le mie passeggiate.

Ogni volta trovo una sorpresa: un enorme sacco blu carico di rifiuti, qualche sedia rotta o lastre di vetro in frantumi.

Poesia per gli occhi, iconiche visioni, la vita che scorre indisturbata.”

Oggi mi sono divertita a pensare cosa avrebbe potuto dire un critico d’arte davanti a questo spettacolo e ne è venuto fuori questo dibattito assurdo!

Scherzi a parte io rimango sempre senza parole quando cammino per strada e vedo certi scempi.

Se non fosse che questa scena mi permette di citare letteralmente la frase “avere la macchina a terra” e di risvegliare la mia passione per le foto in bianco e nero non saprei proprio cosa trovarci di positivo.

No more tessera fedeltà

Il portafoglio talmente pieno che non riesco nemmeno a chiuderlo.

Eccomi protagonista di un altro episodio in cui tento di eliminare il superfluo dalla mia vita, quello di cui non ho bisogno, che non mi dà più gioia come direbbe Marie Kondo.

Apro la vistosa zip che tiene uniti i due lembi di pelle nera borchiata e mi ritrovo sommersa da decine di carte fedeltà di negozi di cui non ricordo nemmeno l’esistenza, biglietti da visita di professionisti sconosciuti e carte di credito scadute che forse speravo nascondessero ancora qualche tesoro dimenticato.

Riduco in mille pezzettini i biglietti da visita dopo aver salvato in rubrica i contatti utili, salvo su un’apposita app i codici delle carte fedeltà per poterli visionare quando sarò in cassa e le taglio avendo cura di eliminare le tracce dei dati sensibili.

Scopro con amarezza che quest’ultime devono essere gettate nel secco residuo e non nella plastica come pensavo e che addirittura le carte di credito, in presenza di microchip, sono da considerarsi RAEE.

Cerco di controllare il tic nervoso che mi prende l’occhio alla sola idea di dover gettare il tutto nell’indifferenziata.

Mi compiaccio del repentino dimagrimento del mio borsellino e, come se fossi sotto giuramento solenne, mi riprometto di rifiutare qualsiasi altra tessera in futuro.