Silenzio orizzontale

Anche lo spirito ha bisogno di riposo, di pulirsi dall’eccesso per fare pace con tutti i sensi.

Ci sono delle giornate in cui sento più forte il bisogno di fermarmi, stoppare ogni cosa e permettere al tempo di dilatarsi.

Così a volte contemplo il silenzio orizzontale di un soffitto, altre lavo via i pensieri  con un bagno caldo.

Ho come la sensazione di ripartire dal gradino zero, quello da cui posso solo salire e non scendere.

Sento che ho tutto davanti.

Capita anche a te di volerti semplicemente fermare?

Cosa fai in questi casi?

Un sottile filo d’erba

Ci sono giorni in cui senti di non avere una direzione precisa da seguire, in cui nonostante i tuoi sforzi i risultati sembrano non arrivare o nei quali, senza un apparente motivo logico, non hai la solita energia.

Queste giornate possono rappresentare il trampolino di lancio verso un nuovo sogno o l’inizio di uno spiacevole capitolo della tua vita.

Il prato era ricoperto da decine di lumache che tutte compatte occupavano un loro particolare filo d’erba.

Malgrado il vento, malgrado la salsedine, malgrado il via vai continuo di gente erano lì.

Questa immagine mi ha colpito perché vi ho riconosciuto una grande solidarietà e resistenza.

Basta anche solo una piccola cosa sottile a sostenerti.

Trovala in te e fanne certezza: sarà ciò che ti farà affrontare quelle giornate e te le farà riconoscere come doni preziosi.

Impara a dare un nome al tuo stelo: individua ciò che ti fa stare bene; potrai tornare ad esso ogni volta che ne avrai bisogno.

Coltiva il tuo branco: non circondarti di chi dispensa consigli a distanza, scegli chi lungo il viaggio sa tenerti per mano anche in silenzio.

Goditi ciò che ti circonda

Mi chiedo come mai certe volte ci ostiniamo a ridurci a fare le stesse cose allo stesso modo quando in realtà ci sono tante altre possibilità a disposizione.

Ho la fortuna di abitare in un posto splendido che in passato forse troppe volte non ho saputo apprezzare.

Aspettavo sempre un’occasione speciale per godermi ciò che avevo intorno: la gita della domenica, l’uscita con gli amici, il ferragosto.

Qualche giorno fa ho deciso di andare a studiare alla villa.

Ho fatto una passeggiata per arrivarci e poi mi sono seduta ad uno dei tavoli di legno.

C’era una luce opaca, il cielo mezzo nuvoloso.

Mi sono stesa sulla panchina e in uno stato di torpore ovattato ho iniziato ad osservare gli alberi: che belli i tronchi da questa prospettiva e le chiome che filtrano i raggi del sole.

C’erano rumori in ogni cosa.

Dopo qualche minuto ero come ritemprata.

Era un pomeriggio qualunque di una qualunque settimana e in tutto, tolta la passeggiata, sarò stata fuori meno di due ore.

Niente di impossibile, niente che non si possa fare più spesso.

Motivazione K.O.

Ci sono giorni in cui la motivazione viene meno e ci si chiede come fare per portare a termine i propri obiettivi.

Stavo ascoltando un podcast di  Italo Digitali (https://www.italodigitali.com/) l’altro giorno (mi fanno compagnia sempre nelle mie passeggiate❤️) e si parlava proprio di questo.

Il consiglio è quello di accettare che la motivazione abbia un andamento altalenante.

Ostinarsi a voler credere nel contrario è piuttosto limitante.

Bisogna avere fiducia nel processo, sapersi parte di un percorso più grande e avere degli obiettivi chiari.

Se si creano delle buone abitudini, che comprendono anche la presenza di momenti di relax, si è automaticamente portati a perseguire con costanza i propri traguardi.

PS: sullo sfondo il post-it che ho sempre davanti a me mentre lavoro che recita: “Che persona voglio essere oggi?”

Non è perfetto ma va bene

Osserva bene questa immagine.

Come puoi notare in basso ci sono le icone di vari social con due grafiche differenti.

Questo è quello che (per fare una citazione a cui sono molto affezionata) io chiamerei “esteticamente disturbante”.

Non sopporto che delle immagini, tra l’altro così piccole, vadano a cozzare tra loro rovinando l’armonia dell’intera pagina.

Se avessi dovuto seguire il mio istinto nessuno al mondo le avrebbe mai viste vicine.

Avrei aspettato di avere le competenze, capacità, intuizioni per rendere tutto PERFETTO e probabilmente avrei aspettato ancora per mooolto tempo.

Questa attesa continua alla ricerca di una sempre mutevole perfezione, questo rimandare a quando saprò di più/sarò di più mi ha logorato per anni.

Oggi guardo lo schermo e sorrido pensando a come stupidamente ho lasciato che tutto questo mi bloccasse.

Anche se in versione brutto anatroccolo oggi sono qui ed è davvero l’unica cosa che conta.

C’è qualcosa che ti sta impedendo di avvicinarti ai tuoi sogni?

Davvero è così importante insistere su questi punti?

Sinceramente quali vantaggi ti sta dando farlo?

TED Talk a colazione

Molto spesso quando faccio colazione da sola per “farmi compagnia” scelgo di ascoltare una TED Talk.

In quella di stamattina l’autore del blog “1000 Azioni Ammirevoli” (www.1000awesomethings.com) Neil Pasricha ha raccontato come è nato il suo progetto e quali elementi lo hanno aiutato a portarlo avanti.

Era un periodo molto difficile della sua vita e ad un certo punto decise di scrivere di tutte quelle piccole cose belle che gli accadevano ogni giorno come l’apertura di una nuova cassa mentre era in fila al supermercato.

Occuparsi di questo blog è stato terapeutico per lui e contro qualunque previsione in breve tempo ha conquistato milioni di visitatori.

Riassume in 3 A il segreto della crescita del blog e della sua persona: atteggiamento, autocoscienza e autenticità.

Vivere godendo delle piccole cose, seguire la propria vera natura, ritrovare il bambino che è in noi.

Questi e tanti altri spunti nel suo intervento.

Non male iniziare la giornata ascoltando queste cose vero?

Ps: In questo periodo Neil ha ripreso a scrivere delle cose belle che riconosce intorno a sé nonostante tutto.

Date un’occhiata al suo profilo Instagram se siete curiosi:
https://www.instagram.com/neilpasricha/

Con la scusa ripassiamo anche un po’ l’inglese😅

Video citato:

Questa cosa non fa per me

“Questa cosa non fa per me, non è da me”.

Quante volte vi siete ripetuti questa frase?

Di solito a me capita di pronunciarla quando c’è qualcosa che in realtà non voglio fare o in cui non mi sento abbastanza capace.

Mettermi lo smalto ad esempio.

La mano destra nell’80% dei casi non si può nemmeno guardare, nonostante le sei ore e un quarto di attesa il mio smalto appiccica sempre e comunque e le unghie dopo mezza giornata sono già tutte sbeccate.

Conclusione: dopo averle fissate da tutte le angolazioni possibili finisco quasi sempre per prendere l’acetone e rimuovere lo smalto definitivamente.

“Lo smalto dopotutto non è da me, sono un tipo sportivo io, il colore rosso mi ricorda le mani delle vecchie, se non porti le unghie lunghe lo smalto fa schifo, chi ha tempo tutte le settimane di sistemarlo? ho cose più importanti da fare IO”.

Ecco trovate tutte le giustificazioni necessarie per abbandonare anche solo l’idea di fare un secondo tentativo.

Sì, perché io decido di provarci circa una volta all’anno (utilizzando tra l’altro smalti che conservo da quando facevo le medie) e pretendo ovviamente che le unghie vengano come quelle fatte da una professionista.

Senza dubbio se solo mi esercitassi un po’ di più nel metterlo otterrei risultati di gran lunga migliori eppure preferisco ripetermi quelle frasi.


Non esiste un elenco preconfezionato di azioni, abilità, talenti associato ad ognuno di noi a cui doverci attenere inesorabilmente per tutta la vita.

Certe volte semplicemente scegliamo di incollarcelo addosso/ ce lo incollano addosso e lo accettiamo per pigrizia o rassegnazione.

Cosa “non fa per te”?

Quali tentativi non hai avuto il coraggio di fare?

Sei certo che rimanere ancorato a queste credenze ti renda la versione migliore di te stesso?

Mi merito il meglio di Lucia Giovannini

Questo libro mi ha fatto compagnia ogni mattina nelle ultime settimane e io ho adorato questo nostro piccolo appuntamento quotidiano.

Ha sostituito le parole dolci di una persona preziosa, quella che incontri la mattina al bar e ti accoglie con un sorriso, che sa darti consigli ben ponderati (quelli che a volte proprio non vuoi ascoltare) e che arriva a quelle conclusioni necessarie per ricordarti chi sei o puoi essere.

Ritagliarmi questo momento per leggerne anche solo poche pagine è stato importante.

Non a caso lo ripesco dallo scaffale ogni volta che ce n’è bisogno.

Per questo oggi, dopo averlo terminato per l’ennesima volta, mi sento un po’ sperduta.

Cosa leggerò domani?
Chi prenderà il suo posto?

Si accettano suggerimenti!😉

Mattino: uno spazio dove il tempo si dilata

Al mattino c’è uno spazio dove il tempo si dilata e si fa completamente mio.

In quello spazio ricerco ciò che mi fa stare bene, leggo, imparo, cerco le parole che mi accompagneranno durante la giornata, sorrido chiaccherando con me stessa e con calma e dolcezza mi prendo cura del mio corpo.

È uno spazio che non esisteva nella mia vita fino a poco tempo fa e ora lo apprezzo come il regalo più prezioso che potessi farmi.

Possiamo scegliere l’inquadratura delle nostre storie

Imparare a guardare il mondo da un altro punto di vista.

Questo è quello che mi affascina della fotografia.

L’inquadratura ti permette di dare una tua personale interpretazione della realtà.

Quando si sta per scattare una foto, si è portati naturalmente a provare diverse angolazioni per riuscire ad esaltare al massimo ciò che si vuole ritrarre.

Chissà perché questo non avviene anche con i nostri pensieri.

Il più delle volte scegliamo una storia da raccontare o da raccontarci e non ci smuoviamo più di tanto da quella versione anche se abbiamo tutti gli elementi per farlo.

Sarebbe interessante se imparassimo ad applicare la stessa curiosità che adottiamo nella fotografia alla comprensione di certi comportamenti.

Qualche giorno fa mi è capitato di vedere una TED talk che parlava proprio di come cambiare la storia che ci raccontiamo può cambiare la nostra vita.

Nell’esempio riportato veniva raccontato lo stesso episodio dal diverso punto di vista dei due personaggi coinvolti.

Quando abbiamo a che fare con un conflitto o con qualcosa che non ci è chiaro, l’invito è di provare ad immaginarci il punto di vista del nostro interlocutore.

Potremmo poi ripetere questo esercizio anche con il nostro personale punto di vista per cercare di smascherare i racconti che non sono altro che il risultato delle nostre paure o delusioni.

Impariamo ad osservare la nostra vita da diverse angolazioni.

Potremmo restare felicemente sorpresi dagli scorci che riusciremo a scoprire.

Quale storia ti stai raccontando che non ti fa risplendere al meglio?
Quali punti di vista non hai ancora considerato?

Video citato: