Se le cose non fossero tornate come prima?

Ci sono posti in cui faccio fatica a tornare perché non so quali ricordi potrò trovarci.

Ero terrorizzata all’idea di camminare di nuovo lungo quella spiaggia.

Il fuoco sembrava aver spazzato via tutti i momenti vissuti ed immaginati lì.

Forse erano più questi a farmi paura.

Se le cose non fossero tornate come prima? se non avessi avuto occasione in futuro di vivere quei sogni?

Gli arbusti e le more con il tempo sarebbero ricresciuti.

Le persone invece … quelle che non c’erano state non ci sarebbero tornate comunque.


Quel silenzio cupo sembrava lacerarmi il cuore un po’ di più ad ogni ondata.

Allo stesso tempo quel monotono lamento sapeva cullarmi tra i pensieri con un fare gentile.

Il vento freddo si scagliava contro le mie guance e fendeva le vesti nel profondo.

Quel gelo sottile, un anestetico dolce.

Non fa per me

Non fa per me, non è da me.

Quante volte ti è capitato di ripetere queste frasi?

Siamo in un periodo di grandi cambiamenti e a volte rimanere ancorati alle cose a cui siamo abituati, alle persone che crediamo di essere, può essere quasi controproducente.

E se ci scoprissimo diversi?

Come fare?

Silenzio orizzontale

Anche lo spirito ha bisogno di riposo, di pulirsi dall’eccesso per fare pace con tutti i sensi.

Ci sono delle giornate in cui sento più forte il bisogno di fermarmi, stoppare ogni cosa e permettere al tempo di dilatarsi.

Così a volte contemplo il silenzio orizzontale di un soffitto, altre lavo via i pensieri  con un bagno caldo.

Ho come la sensazione di ripartire dal gradino zero, quello da cui posso solo salire e non scendere.

Sento che ho tutto davanti.

Capita anche a te di volerti semplicemente fermare?

Cosa fai in questi casi?

Non lasciarti influenzare

Non sono una grande esperta di selfie.

Quando ho scattato questa foto ero talmente disperata che per ottenere un risultato decente mi sono ritrovata a testa in su.

Spesso non mi riconosco nell’immagine che vedo sullo schermo; mi sembra cambi drasticamente ad ogni minimo spostamento.

In base a luce, distanza o inclinazione sono una persona diversa.

Allo stesso modo un fatto, una persona o un’emozione riescono ad influenzare l’andamento della mia giornata fino a stravolgerla completamente.

O meglio, io permetto che questo accada.

Non è facile impedirlo ma cerco di trovare ogni giorno strategie che possano aiutarmi.

Ad esempio sto imparando che crearmi uno spazio al mattino dove prendermi cura di me mi dà la carica per iniziare al meglio la giornata, che portando a termine per primi compiti semplici che d’istinto rimanderei mi sembra tutto più facile e che certe volte prendere delle decisioni di pancia dà un sapore tutto nuovo alla mia vita.



Quali strategie utilizzi per essere più consapevole delle tue emozioni?

In quali situazioni tendi a ritrovarti anche se non ti rendono felice?

La parte più difficile è cominciare

La parte più difficile è cominciare.

Lo è ancora di più se si sta RICOMINCIANDO per l’ennesima volta e si è convinti di aver già fatto mille errori.

Darsi il permesso di fare qualcosa semplicemente per il gusto di farla è qualcosa che faccio molta fatica a concepire.

Oggi il tempo è sempre poco e bisogna essere produttivi ci dicono.

Peccato che rinunciando alle nostre passioni diciamo addio alla forma più autentica di noi, le energie calano di giorno in giorno e si arriva a fare a fatica anche le cose più banali.

Nella scrittura, nel disegno, nella scoperta continua ritrovo la mia essenza più profonda.



Immagina una festa piena di luci in cui nessuno ha il coraggio di buttarsi in pista e poi all’improvviso, non si sa neanche bene come, ci si ritrova tutti insieme a ballare.

Ricominciare è proprio questo: trovare il coraggio di sfidare quella stanza vuota, sorridere quando qualcuno si unisce al nostro ballo ed essere grati per essersi concessi di vivere una bella serata.

Questa cosa non fa per me

“Questa cosa non fa per me, non è da me”.

Quante volte vi siete ripetuti questa frase?

Di solito a me capita di pronunciarla quando c’è qualcosa che in realtà non voglio fare o in cui non mi sento abbastanza capace.

Mettermi lo smalto ad esempio.

La mano destra nell’80% dei casi non si può nemmeno guardare, nonostante le sei ore e un quarto di attesa il mio smalto appiccica sempre e comunque e le unghie dopo mezza giornata sono già tutte sbeccate.

Conclusione: dopo averle fissate da tutte le angolazioni possibili finisco quasi sempre per prendere l’acetone e rimuovere lo smalto definitivamente.

“Lo smalto dopotutto non è da me, sono un tipo sportivo io, il colore rosso mi ricorda le mani delle vecchie, se non porti le unghie lunghe lo smalto fa schifo, chi ha tempo tutte le settimane di sistemarlo? ho cose più importanti da fare IO”.

Ecco trovate tutte le giustificazioni necessarie per abbandonare anche solo l’idea di fare un secondo tentativo.

Sì, perché io decido di provarci circa una volta all’anno (utilizzando tra l’altro smalti che conservo da quando facevo le medie) e pretendo ovviamente che le unghie vengano come quelle fatte da una professionista.

Senza dubbio se solo mi esercitassi un po’ di più nel metterlo otterrei risultati di gran lunga migliori eppure preferisco ripetermi quelle frasi.


Non esiste un elenco preconfezionato di azioni, abilità, talenti associato ad ognuno di noi a cui doverci attenere inesorabilmente per tutta la vita.

Certe volte semplicemente scegliamo di incollarcelo addosso/ ce lo incollano addosso e lo accettiamo per pigrizia o rassegnazione.

Cosa “non fa per te”?

Quali tentativi non hai avuto il coraggio di fare?

Sei certo che rimanere ancorato a queste credenze ti renda la versione migliore di te stesso?