Disegnare ghirigori senza senso

COCCOLA DELLA SETTIMANA #3 Disegnare ghirigori senza senso ipnotizzata dal suono dei pennarelli.

Tornano i disegni quelli brutti, quelli che non sarebbero né da mostrare né da capire, quelli che servono solo alla mente a staccarsi dal quotidiano: gli scarabocchi.

Ho deciso di prendermi un momento durante la giornata per lasciare andare i pensieri, farli fluire al ritmo di linee e pois per raccontare a me stessa le storie che a parole non riesco a dirmi.

Da qualche anno quando sento il bisogno di disegnare scelgo questa modalità: mi piace il fatto di non pretendere da me stessa alcun risultato, non ho dei parametri di riferimento da seguire, disegno e basta.

Entro nella modalità “studentessa che si annoia durante la lezione e deturpa ogni centimetro del libro di scuola” oppure “bambina che riempie fogli e fogli con linee e figure senza senso che in realtà un senso ce l’hanno sempre”.

È un’attività per me estremamente rilassante, un dialogo a tu per tu con me stessa senza distrazioni.

Non parliamo poi del suono generato dal passaggio dei pennarelli … rimango ipnotizzata: una carezza il ripetersi di quel gracchiare leggero.

Non so spiegarne il motivo ma tutto questo mi fa essere presente, concentrata solo ed esclusivamente su quello che sto facendo.

È una sensazione che ritrovo con più facilità in momenti di questo tipo e la ricerco quando mi sento un po’ smarrita.

Un foglio di carta o cartoncino, colori di tutti i tipi e assenza di fretta e aspettative: la ricetta perfetta per staccare la spina.

PS: Senza volerlo quello di oggi ha un ché di natalizio, vero?

Camminare tra i vicoli del centro

COCCOLA DELLA SETTIMANA #2
Camminare tra i vicoli del centro facendo finta di essere una turista.

“Attenta a dove metti i piedi!”

“Non le vedi le macchine?”

“Ma che fai lì impalata? Muoviti!”

Quanto è difficile perdersi a guardare intorno.

Osservare il panorama, gli scorci nascosti, i dettagli di un’architettura.

Nella vita di tutti i giorni ci sono troppe cose da tenere sotto controllo: piedi che potrebbero finire in chissà quali ricordini o voragini del marciapiede, macchine che sfrecciano in lungo e in largo senza cognizione alcuna dei pedoni, frotte di gente impegnate in furiose corse ai negozi.

A me piace la calma, stare con il naso all’insù a guardare i tetti delle case, fermarmi ad ogni angolo per cambiare prospettiva.

Riconosco di essere un animale strano, di quelli che danno impiccio se si cammina in compagnia, quelli che fanno perdere tempo.

Non mi piace accelerare il passo, forzarmi a lasciare un luogo senza prima averne sviscerato tutte le inclinazioni in una foto.

Cammino sola, negli orari più impensati, quando la calura e la fame intimano agli altri di non uscire.

Mi scopro così viaggiatrice, turista per caso nella mia stessa città.

Ai turisti sono concesse quella sbadataggine e quella lentezza che tanto rimproverano a noi comuni mortali.

Io mi do il permesso di essere una turista ogni volta che lo desidero nelle circostanze e nei luoghi.

Quanti particolari non avevo mai visto, quante strade non avevo percorso o l’avevo fatto in una sola direzione.

Cammino all’indietro lentamente, mi accosto ad una parete e poi all’altra, alzo lo sguardo, mi abbasso, mi siedo.

Non importa se è sempre la stessa piazza, lo stesso belvedere … cambiano le stagioni dentro e fuori, il mondo cambia, cambio io.

E tu?

Quando è stata l’ultima volta che hai osservato il mondo con gli occhi di un turista?

Camminare tra i vicoli del centro facendo finta di essere una turista.

Se le cose non fossero tornate come prima?

Ci sono posti in cui faccio fatica a tornare perché non so quali ricordi potrò trovarci.

Ero terrorizzata all’idea di camminare di nuovo lungo quella spiaggia.

Il fuoco sembrava aver spazzato via tutti i momenti vissuti ed immaginati lì.

Forse erano più questi a farmi paura.

Se le cose non fossero tornate come prima? se non avessi avuto occasione in futuro di vivere quei sogni?

Gli arbusti e le more con il tempo sarebbero ricresciuti.

Le persone invece … quelle che non c’erano state non ci sarebbero tornate comunque.


Quel silenzio cupo sembrava lacerarmi il cuore un po’ di più ad ogni ondata.

Allo stesso tempo quel monotono lamento sapeva cullarmi tra i pensieri con un fare gentile.

Il vento freddo si scagliava contro le mie guance e fendeva le vesti nel profondo.

Quel gelo sottile, un anestetico dolce.

Non fa per me

Non fa per me, non è da me.

Quante volte ti è capitato di ripetere queste frasi?

Siamo in un periodo di grandi cambiamenti e a volte rimanere ancorati alle cose a cui siamo abituati, alle persone che crediamo di essere, può essere quasi controproducente.

E se ci scoprissimo diversi?

Come fare?

Philomena

COCCOLA DELLA SETTIMANA #1
Guardare un film scelto appositamente per l’occasione avvolta nella mia nuova coperta superpelosa.

Qualche giorno fa mi è stato consigliato di fare almeno 2 volte a settimana qualcosa che esulasse dagli obblighi quotidiani o dai progetti in corso.

Mi è capitato spesso di fare tante cose contemporaneamente e di non saper distinguere ciò che facevo con uno scopo ben preciso da quello che invece facevo per puro divertimento.

Questo succede soprattutto quando il lavoro comprende attività che ci appassionano.

Ad esempio studiare un brano per un concerto non ha lo stesso sapore del cantare alla meno peggio una canzone sotto la doccia.

Tendevo a confondere le due cose.

Questa assenza di pause alla lunga mi ha prosciugato.

Se vogliamo migliorarci, essere produttivi dobbiamo permettere al nostro corpo di riposare e ricaricarsi.

Credere di dover sempre “fare” non è la strategia più efficace per raggiungere i nostri obiettivi.

Una buona pianificazione prevede anche dei momenti di sosta in cui poter recuperare le energie e sgombrare la mente dalla lista delle cose da fare.

Ci preoccupiamo di avere un sonno regolare e un’alimentazione equilibrata ma quanto tempo dedichiamo invece a nutrirci di cose belle?

Il film di cui vi parlo oggi s’intitola “Philomena” e parla di una ragazza madre che venne costretta dalle stesse suore che l’aiutarono a partorire ad abbandonare il figlio.

Ormai anziana per una circostanza fortuita entra in contatto con un giornalista e con lui parte alla ricerca del figlio perduto.

Una storia appassionante e scioccante allo stesso tempo.

Senza dubbio un momento prezioso che spero di poter rivivere presto.

Vorrei che quello della coccola settimanale diventasse un appuntamento fisso nella mia agenda, nell’agenda di tutti noi.

Tu cosa fai per ricaricarti, per staccare la spina?

Oggi è abbastanza per fare

È tempo di canovacci, di appunti persi e ritrovati, di semi mai germogliati.

Idee che hanno trovato un loro spazio, si sono definite e sviluppate e infine sono rimaste immutate, nascoste in un luogo dove non sono più andata a cercarle.

Cosa ci fa rinunciare?

Cosa non ci permette di andare avanti?

C’è sempre un “dopo” in cui releghiamo i nostri sogni, un “dopo” dove c’è tempo di fare le cose e dove noi siamo migliori, più competenti, più sicuri.

Eppure nonostante gli sforzi e il desiderio di veder realizzato un progetto quel dopo non arriva mai.



Oggi è abbastanza per fare, per sentirci capaci, per provare anche se non tutto sarà come volevamo, anche se ci sarà qualcosa da fare meglio.

Impareremo da questo.

Agenda nuova

Finalmente è arrivata!

Si chiude un piccolo cerchio, c’è un nuovo inizio.

Cambiare agenda per me è un po’ come cambiare capitolo, andare avanti, passare al livello successivo della propria vita, dei propri progetti.

Non vedevo l’ora di ritrovarmela davanti per poter appuntare obiettivi e scadenze.

L’agenda per me è una fedele compagna di viaggio, il diario di bordo di ciò che mi accade, colei che tutto sa e nulla immagina.

Da diverso tempo infatti sono solita registrare le attività che porto a termine su report settimanali e mensili.

Può sembrare eccessivo monitorare con così tanta precisione quello che si fa durante la giornata ma nel mio caso ha portato talmente tanti vantaggi che non ho alcuna intenzione di tornare indietro.

Questo mi permette di non nascondermi dietro la scusa dell’aver fatto abbastanza quando in realtà non è così e cosa ancora più importante di riconoscere i miei meriti quando invece sono stata capace di fare.

Avevo bisogno di riprendermi questo spazio compulsivamente ossessivo, di tornare alle mie responsabilità e guardarmi allo specchio con sincerità.

Benvenuta meravigliosa nuova agenda!



Hai già acquistato la tua agenda?

Cosa rappresenta per te e come la utilizzi di solito?

Cucinare

Cucinare è una delle cose che mi dà più soddisfazione.

Mi piace creare abbinamenti, fare tentativi, sperimentare.

Nell’associare gusti, consistenze, profumi e colori riconosco la ricerca continua di armonia.

Tra le mie mani prende vita un’emozione, un ricordo, la fragranza di un luogo.

Creare tramite la materia per donarsi e ricevere.

Condividere un piatto con una persona cara è un ulteriore modo per entrare in connessione.

La cucina è cura, è tempo dedicato, è amore per sé e per gli altri.



Cosa provi quando cucini?

Ti ci immergi completamente o lo vivi come un dovere?

Soffermati sui profumi ed esplora le consistenze tra le mani, nella bocca.

Energia

È una mattina come tante altre e sto stendendo i panni appena usciti dalla lavatrice.

Nelle cuffiette il podcast che mi accompagna in queste ultime settimane: “Un millimetro al giorno” di Silvia Pasqualini, psicologa e psicoterapeuta (https://www.ilcorpoelamente.com/).

Ascolto attentamente le sue parole: la riflessione di oggi è dedicata al vivere più intensamente il presente, nello specifico come gestire la propria energia.

Due le domande da farsi:

1. Quanta energia consumiamo e quanta ne produciamo?

2. Quante cose facciamo per il presente e quante per il futuro?

Dal nulla il suo discorso fa scattare qualcosa in me ed improvvisamente sento il bisogno di scrivere.

Negli ultimi mesi ho consumato tanta energia per accumulare conoscenze, approfondire argomenti, sentirmi pronta per iniziare questa nuova avventura e ho lasciato poco spazio invece alla produzione di energia che per me oggi significa scrivere, condividere.

Ho progettato tanto e proiettato tutto nel futuro senza sapermi prendere un momento per godermi il presente

….

Nel podcast Silvia ad un certo punto parla di uscire a fare delle fotografie.

Spesso vado a camminare e se mi sento ispirata faccio qualche foto ma uscire con lo scopo di FOTOGRAFARE è un’altra cosa, un lusso difficile da concedersi.

Ho scelto questa foto proprio perché l’ho scattata in una di quelle rare occasioni e mi vergogno sapendo che è datata estate 2019.

Non mi intendo di fotografia ma fermarmi per scattare foto mi piace tantissimo, mi regala quel tempo dilatato che mi allarga il cuore.

Oggi le sue parole me lo hanno ricordato e hanno smosso tanto altro dentro me.


Per trovare nuova ispirazione ti lascio di seguito i contatti ai canali di Silvia:

Instagram: https://www.instagram.com/ilcorpoelamente_/

Facebook: https://www.facebook.com/ilcorpoelamente

Youtube: https://www.youtube.com/channel/UCIVWimSPD3ItjDzweel3SsA

Puoi seguire la sua rubrica “Un millimetro al giorno” sulle principali piattaforme dedicate ai podcast.

Di seguito il link alla puntata di cui parlavo:



Torcicollo

Svegliarsi con un terribile torcicollo.

Era da pochi giorni che avevo riniziato a prendermi del tempo al mattino per leggere ed allenarmi.

Quel doloretto al collo era arrivato come un segnale lampante del mio nuovo fallimento.

“Oggi non è il caso che ti alleni. Non vorrai mica peggiorare le cose?” mi dicevo.

Già mi vedevo scoraggiata l’indomani per aver perso il ritmo nella mia nuova routine quotidiana.

Sarebbe stato sicuramente più comodo e meno doloroso fermarsi quel giorno, rammaricarsi per l’avvento del torcicollo e piangersi addosso per non essere riusciti ancora una volta nel proprio intento.

Già, ma non sarebbe servito a farmi stare meglio davvero.

Quel giorno mi sono allenata come avevo fatto fino a quel momento.

Dopo 24 ore del torcicollo nessuna traccia e al suo posto una bella spunta sulla tabella dei miei obiettivi.

Ci sarà sempre un torcicollo a mettere i bastoni tra le ruote ai nostri sogni.

Vuoi davvero permetterglielo?