La possibilità di un’alternativa

Quando penso alla pausa pranzo mi viene subito in mente l’immagine di un panino avvolto nella carta stagnola.

Pratico, leggero e veloce.

Quello che vedete nella foto è l’armamentario che mi scarrozzo dietro ogni volta che mangio fuori: set portaposate con tovaglietta annessa che ho da poco riesumato tra gli averi di mia mamma, schiscetta e borraccia in alluminio.

Il più delle volte decisamente ingombrante.

Non mi soffermo sulla scelta di utilizzare l’uno o l’altro ma piuttosto sulla possibilità di un’alternativa.

Siamo abituati a seguire le strade già percorse da altri spesso perché più sicure o comode ma ci siamo mai chiesti se ci sono delle alternative più in linea con la nostra persona?

Cosa possiamo fare di diverso per noi stessi, il nostro lavoro, le persone a cui vogliamo bene o la nostra città?

Ci sono delle alternative?

PS: ho scoperto solo un anno fa il termine schiscetta e non riesco a fare a meno di ripeterlo ogni volta che posso XD

Una macchina a terra

“Personalmente quelli che fanno continue polemiche sulla gente che butta immondizia in giro per il mondo proprio non li capisco.

Se non ci fossero stati questi … come dire … incivili non avrei mai potuto fotografare cotanta bellezza.

Qui è di arte che si parla.

Senza questo magnifico esemplare di autovettura divelta dal tempo questi scatti non esisterebbero.

Io scelgo sempre questa strada quando faccio le mie passeggiate.

Ogni volta trovo una sorpresa: un enorme sacco blu carico di rifiuti, qualche sedia rotta o lastre di vetro in frantumi.

Poesia per gli occhi, iconiche visioni, la vita che scorre indisturbata.”

Oggi mi sono divertita a pensare cosa avrebbe potuto dire un critico d’arte davanti a questo spettacolo e ne è venuto fuori questo dibattito assurdo!

Scherzi a parte io rimango sempre senza parole quando cammino per strada e vedo certi scempi.

Se non fosse che questa scena mi permette di citare letteralmente la frase “avere la macchina a terra” e di risvegliare la mia passione per le foto in bianco e nero non saprei proprio cosa trovarci di positivo.

No more tessera fedeltà

Il portafoglio talmente pieno che non riesco nemmeno a chiuderlo.

Eccomi protagonista di un altro episodio in cui tento di eliminare il superfluo dalla mia vita, quello di cui non ho bisogno, che non mi dà più gioia come direbbe Marie Kondo.

Apro la vistosa zip che tiene uniti i due lembi di pelle nera borchiata e mi ritrovo sommersa da decine di carte fedeltà di negozi di cui non ricordo nemmeno l’esistenza, biglietti da visita di professionisti sconosciuti e carte di credito scadute che forse speravo nascondessero ancora qualche tesoro dimenticato.

Riduco in mille pezzettini i biglietti da visita dopo aver salvato in rubrica i contatti utili, salvo su un’apposita app i codici delle carte fedeltà per poterli visionare quando sarò in cassa e le taglio avendo cura di eliminare le tracce dei dati sensibili.

Scopro con amarezza che quest’ultime devono essere gettate nel secco residuo e non nella plastica come pensavo e che addirittura le carte di credito, in presenza di microchip, sono da considerarsi RAEE.

Cerco di controllare il tic nervoso che mi prende l’occhio alla sola idea di dover gettare il tutto nell’indifferenziata.

Mi compiaccio del repentino dimagrimento del mio borsellino e, come se fossi sotto giuramento solenne, mi riprometto di rifiutare qualsiasi altra tessera in futuro.

Decorazioni natalizie alternative

Di continuo sui social o in tv vediamo immagini di galleggianti distese di plastica o di ghiacciai ridotti all’osso e ne rimaniamo sempre stupiti ed addolorati.

Poi ad un certo punto tutta quell’indignazione sparisce e ognuno di noi torna alla propria vita.

Dopotutto quelli di cui si parla sono eventi estremi e spaventosi a cui di solito per fortuna facciamo solo da spettatori attraverso uno schermo.

Sembrano situazioni così lontane da noi, storie che non ci appartengono, non ci riguardano.

Qualche giorno fa passeggiando nel mio quartiere ho notato questi lunghi filamenti opachi fare capoccella da un grande albero.

Nel mio folle e curioso viaggio alla scoperta di ciò che mi circonda li ho trovati di una bellezza e una forza travolgenti.

Con il naso ancora in su ho visto che diversi alberi ospitavano questi strani e spettrali guardiani.

Deve essere stata l’imponenza di questi imballaggi e il loro muoversi al vento ad aver attirato la mia attenzione.

Sì perché di sigarette e cartacce per terra ne vedo a migliaia ma non sento il bisogno di fotografarle, non le trovo speciali, ci sono abituata.

Ma come avevano fatto ad arrampicarsi fin lì?

Semplice, era bastato lasciarli incustoditi qualche secondo in balia del vento.

La nostra distrazione e superficialità porta a questi tristi spettacoli.

Oggi tutti portiamo a spasso le nostre borracce firmate ma quanti ancora gettano a terra mozziconi e scontrini senza nemmeno accorgersene?

Il mare, per quanto grande sia, è sempre costituito da tante piccole gocce.